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Un ringraziamento particolare a Paola Mara De Maestri curatrice della rubrica "Bottega Letteraria", per la sua gentile intervista di presentazione di comoinpoesia e larioinpoesia (e dell'iniziativa "il Natale lariano") allegata a "L'Gazetin" - ed anche la Direzione di TellusFolio.it - per lo spazio riservatomi nelle rispettive pubblicazioni ed in web.
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Collegamento a: INTERVISTA
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lunedì 23 novembre 2009
venerdì 20 novembre 2009
Novembre
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Come foglia al vento
Spazzata in turbinio
con altre mille
mi spingo a cadere
dal segreto di un ramo
in futura solitudine..
per adagiarmi su selciati
oro e arancio.
Percorro la strada
in declino
accanto al mio cane
che corre al fianco
ignaro della vita
e dei suoi misteri
Ora e sempre
Ancora
ora e sempre.
Ciclo di cieli
oscurati dalla pioggia
avvolti dalla nebbia
dove nulla e’ perenne
ma danza in vortici
di morti apparenti.
Nel respirare il vento..
tuffo lo sguardo
nel lago setoso
assopito e distante
circondato dal tramonto azzurrino.
E’ una pietra immensa
Incastonata come un gioiello
In attesa della notte.
da Luciana Schnyder - (Como)
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Come foglia al vento
Spazzata in turbinio
con altre mille
mi spingo a cadere
dal segreto di un ramo
in futura solitudine..
per adagiarmi su selciati
oro e arancio.
Percorro la strada
in declino
accanto al mio cane
che corre al fianco
ignaro della vita
e dei suoi misteri
Ora e sempre
Ancora
ora e sempre.
Ciclo di cieli
oscurati dalla pioggia
avvolti dalla nebbia
dove nulla e’ perenne
ma danza in vortici
di morti apparenti.
Nel respirare il vento..
tuffo lo sguardo
nel lago setoso
assopito e distante
circondato dal tramonto azzurrino.
E’ una pietra immensa
Incastonata come un gioiello
In attesa della notte.
da Luciana Schnyder - (Como)
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giovedì 19 novembre 2009
Inviateci le VOSTRE POESIE a tema: IL NATALE di COMO e del LARIO...
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fotografia: Felice de Paoli - (Como Piazza Duomo, Natale 2004)
fotografia: Felice de Paoli - (Como Piazza Duomo, Natale 2004)Come già comunicato nel precedente post del 13 ottobre scorso, comoinpoesia inaugurerà, il prossimo primo dicembre, uno specifico NUOVO BLOG, espressamente DEDICATO AL NATALE LARIANO descritto in poesie ed immagini.
Le tradizioni, i ricordi, gli aspetti natalizi del nostro territorio saranno presentati e descritti attraverso LE VOSTRE POESIE.
Inviateci al più presto il vostro "contributo poetico", per la pubblicazione in web: ventifebbraio@iol.it
.
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La passeggiata dell'amore, a Varenna
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In tenero abbraccio
lungo la sponda,
malinconico il lago
velato da nuvole grigie
i passi accompagna,
danzan con l'onda
sommessi bisbigli,
sulle rose scarlatte
che stringe al suo petto
la pioggia ricama
parole d'amore,
le legge soltanto
il suo giovane cuore,
torna alla coppia
splendente il sorriso
se un raggio frattanto
di sole dischiude
del Lario l'incanto.
da Piero Pizzi - (Lecco)
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In tenero abbraccio
lungo la sponda,
malinconico il lago
velato da nuvole grigie
i passi accompagna,
danzan con l'onda
sommessi bisbigli,
sulle rose scarlatte
che stringe al suo petto
la pioggia ricama
parole d'amore,
le legge soltanto
il suo giovane cuore,
torna alla coppia
splendente il sorriso
se un raggio frattanto
di sole dischiude
del Lario l'incanto.
da Piero Pizzi - (Lecco)
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La mia aria
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Quand hoo dervii i veder de la finestra,
m’è vegnùu incontra el respirà del vent,
ch’el riva de lontan denter la casa
dopo avè carezzàa l’onda del lagh
e i fior di bei giardin ch’hinn drée a la riva.
L’aria la me impienìss tutt i polmòn
e, allora, d’on tratt me par de rinass.
Sto vent cald l’è come el fiaa de la terra,
de la mia terra e di ond del mè lagh,
l’è on gran bàlsem ch’el me s’ciariss la vita.
[Quando ho aperto i vetri della finestra,/ m’è venuto incontro il respiro del vento/ che giunge da lontano dentro casa /dopo avere accarezzatol’onda del lago/ e i fiori dei bei giardini che sono sulla riva./ L’aria mi riempie tutti i polmoni / e, allora, mi sembra di rinascere. / Questo vento caldo è come il respiro della terra, / della mia terra e delle onde del lago, / è un gran balsamo che mi rischiara la vita.]
da Emilio Montorfano - (Milano)
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Quand hoo dervii i veder de la finestra,
m’è vegnùu incontra el respirà del vent,
ch’el riva de lontan denter la casa
dopo avè carezzàa l’onda del lagh
e i fior di bei giardin ch’hinn drée a la riva.
L’aria la me impienìss tutt i polmòn
e, allora, d’on tratt me par de rinass.
Sto vent cald l’è come el fiaa de la terra,
de la mia terra e di ond del mè lagh,
l’è on gran bàlsem ch’el me s’ciariss la vita.
[Quando ho aperto i vetri della finestra,/ m’è venuto incontro il respiro del vento/ che giunge da lontano dentro casa /dopo avere accarezzatol’onda del lago/ e i fiori dei bei giardini che sono sulla riva./ L’aria mi riempie tutti i polmoni / e, allora, mi sembra di rinascere. / Questo vento caldo è come il respiro della terra, / della mia terra e delle onde del lago, / è un gran balsamo che mi rischiara la vita.]
da Emilio Montorfano - (Milano)
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martedì 17 novembre 2009
Il Duomo
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fotografia: Franco A. Cavalleri
Nello scrivere dei versi,
nel cantare la mia terra,
poco ho donato al mio Duomo
che non ho mai smesso d’amare.
Tempio che ho sempre ammirato,
con i suoi marmi chiari
e quelle antiche sculture,
che io ho venerato da sempre.
Ogni volta che supero
la sua soglia per trovarmi
nelle grandiose navate,
è come entrare in un bosco
di penombra e di sussurri,
che hanno visto da secoli
le tante mani congiunte
di peccatori e di santi
nel cercare misericordia
presso la pietà divina.
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da Emilio Montorfano - (Milano)
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fotografia: Franco A. CavalleriNello scrivere dei versi,
nel cantare la mia terra,
poco ho donato al mio Duomo
che non ho mai smesso d’amare.
Tempio che ho sempre ammirato,
con i suoi marmi chiari
e quelle antiche sculture,
che io ho venerato da sempre.
Ogni volta che supero
la sua soglia per trovarmi
nelle grandiose navate,
è come entrare in un bosco
di penombra e di sussurri,
che hanno visto da secoli
le tante mani congiunte
di peccatori e di santi
nel cercare misericordia
presso la pietà divina.
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da Emilio Montorfano - (Milano)
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martedì 10 novembre 2009
Inviateci le VOSTRE POESIE a tema: IL NATALE di COMO e del LARIO...
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fotografia: Felice de Paoli - (Como Piazza Duomo, Natale 2004)
fotografia: Felice de Paoli - (Como Piazza Duomo, Natale 2004)Come già comunicato nel precedente post del 13 ottobre scorso, comoinpoesia inaugurerà, il prossimo primo dicembre, uno specifico NUOVO BLOG, espressamente DEDICATO AL NATALE LARIANO descritto in poesie ed immagini.
Le tradizioni, i ricordi, gli aspetti natalizi del nostro territorio saranno presentati e descritti attraverso LE VOSTRE POESIE.
Inviateci al più presto il vostro "contributo poetico", per la pubblicazione in web: ventifebbraio@iol.it
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sabato 7 novembre 2009
Memorie di casa
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fotografia: Franco A. Cavalleri
Ogni dì pensi alla terra
dove on dì mi sont nassùu,
là, in riva del me lagh legriòs,
el Lario che mi porti in coeur,
saràa-su in del verd di mont,
cont la soa sponda amisa,
parada de cà oggettant,
de paès, che, sorident,
rampeghen su sparpaiàa
per i cost de la montagna.
Gh’hoo semper in la mént i ond
cont la lor scuma bianca
e quel volà de gabian,
che soravia sgarissen.
Dalla mia lontananza,
mi semper la regordi
in di dì de primavera,
quand el persech el fioriss
e la primula la sboggia
cont i margaritt del pràa
e, insemma e sbarlusént,
speccien i bei roeus de màgg,
prima della calda estàa
cont el sò bel ciel turchés.
Gh’hoo semper in ment i colòr
della bella estàa indoràda
e quei dell’autùnn scaròs,
ch’el va adrèe a pennellà
tutt i bosch de ross e d’or,
e el gran silenzi invernàl,
cont el fioccà de la nev
ch’el riciama tutta la gent
al romantich calor del ciòcch.
[Ogni giorno penso alla terra,/ dove un dì sono nato,/ là, in riva al mio lago ameno,/ il Lario che ho nel cuore,/ chiuso nel verde dei monti,/ con la sua sponda amica,/ ornata di case occhieggianti/, di paesi, che, sorridenti,/ si arranpicano sparpagliati/ sui fianchi delle montagne./ Ho sempre in mente le onde/ con la loro schiuma bianca/ e quel volo di gabbian/ che stridono sopra./ Dalla mia lontananza,/ io sempre la ricordo,/ nei giorni di primavera,/ quando il pesco fiorisce/ e la primula sboccia/ con le margherite del prato/ e, insieme e luminose,/ attendono le belle rose di maggio,/ prima della calda estate/ con il suo cielo turchese./ Ho sempre in mente i colori/ della bella estate dorata/ e quelli dell’autunno luminoso,/ che va a dipingere/ tutti i boschi di rosso e di oro,/ e il gran silenzio invernale,/ con il fioccare della neve,/ che richiama tutta la gente / al romantico calore del ciocco.]
da Emilio Montorfano - (Milano)
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fotografia: Franco A. CavalleriOgni dì pensi alla terra
dove on dì mi sont nassùu,
là, in riva del me lagh legriòs,
el Lario che mi porti in coeur,
saràa-su in del verd di mont,
cont la soa sponda amisa,
parada de cà oggettant,
de paès, che, sorident,
rampeghen su sparpaiàa
per i cost de la montagna.
Gh’hoo semper in la mént i ond
cont la lor scuma bianca
e quel volà de gabian,
che soravia sgarissen.
Dalla mia lontananza,
mi semper la regordi
in di dì de primavera,
quand el persech el fioriss
e la primula la sboggia
cont i margaritt del pràa
e, insemma e sbarlusént,
speccien i bei roeus de màgg,
prima della calda estàa
cont el sò bel ciel turchés.
Gh’hoo semper in ment i colòr
della bella estàa indoràda
e quei dell’autùnn scaròs,
ch’el va adrèe a pennellà
tutt i bosch de ross e d’or,
e el gran silenzi invernàl,
cont el fioccà de la nev
ch’el riciama tutta la gent
al romantich calor del ciòcch.
[Ogni giorno penso alla terra,/ dove un dì sono nato,/ là, in riva al mio lago ameno,/ il Lario che ho nel cuore,/ chiuso nel verde dei monti,/ con la sua sponda amica,/ ornata di case occhieggianti/, di paesi, che, sorridenti,/ si arranpicano sparpagliati/ sui fianchi delle montagne./ Ho sempre in mente le onde/ con la loro schiuma bianca/ e quel volo di gabbian/ che stridono sopra./ Dalla mia lontananza,/ io sempre la ricordo,/ nei giorni di primavera,/ quando il pesco fiorisce/ e la primula sboccia/ con le margherite del prato/ e, insieme e luminose,/ attendono le belle rose di maggio,/ prima della calda estate/ con il suo cielo turchese./ Ho sempre in mente i colori/ della bella estate dorata/ e quelli dell’autunno luminoso,/ che va a dipingere/ tutti i boschi di rosso e di oro,/ e il gran silenzio invernale,/ con il fioccare della neve,/ che richiama tutta la gente / al romantico calore del ciocco.]
da Emilio Montorfano - (Milano)
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Il fiume
giovedì 5 novembre 2009
Lezzeno
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"Lezzeno, vista dai Sassi Grosgalli" - fotografia di Felice De Paoli
"Lezzeno, vista dai Sassi Grosgalli" - fotografia di Felice De Paoli Ricordo quel tuo borgo,
sparso lungo le sponde
rocciose del mio lago,
quella Lezzeno ombrosa
che ti ha dato i natali,
dove, mi hanno detto,
che mai si vede luna
nelle notti d’estate
e che non splende il sole
nel cielo dell’inverno.
Ma, quando il barcaiolo
mi portava al tuo approdo,
tu mi davi la luce,
mia splendida Manuela,
eri tu la mia luna
e la luce del sole.
sparso lungo le sponde
rocciose del mio lago,
quella Lezzeno ombrosa
che ti ha dato i natali,
dove, mi hanno detto,
che mai si vede luna
nelle notti d’estate
e che non splende il sole
nel cielo dell’inverno.
Ma, quando il barcaiolo
mi portava al tuo approdo,
tu mi davi la luce,
mia splendida Manuela,
eri tu la mia luna
e la luce del sole.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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domenica 1 novembre 2009
In ricordo di Alda Merini
“Non cercate di prendere i poeti, perché vi scapperanno tra le dita” - (Alda Merini)La "poetessa degli esclusi", nata il 21 marzo del 1931, aveva 78 anni.
Si e' spenta oggi a Milano, nel reparto di oncologia dell'ospedale San Paolo.
La sua opera letteraria e' considerata tra le piu' importanti del Novecento italiano.Umanità, sensibilità, fisicità, imprevedibilità ed anticonformismo hanno sempre contraddistinto la sua produzione poetica.
Il suo arcobaleno d'immagini in parole, da oggi è salito... a decorare il cielo.
"Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti....
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi."
Alda Merini (Terra d'Amore 2003).
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domenica 11 ottobre 2009
Partecipate a: "IL NATALE di COMO e del LARIO...in poesia..."

Sarebbe simpatico, riuscire a "costruire" insieme qualcosa di speciale, prima dell'inizio di dicembre... (E' ancora molto presto per pensarci, è vero... ma il tempo, corre così velocemente...)
Proviamo, insieme, ad offrire un completo ed ampio spazio a ricordi, storie, tradizioni, fascino, religiosità delle festività natalizie (ma anche del capodanno, della "befana"), così come noi stessi li viviamo - o come venivano vissuti nel passato, sia esso remoto o recente.
Ogni aspetto delle ricorrenze natalizie, avrà una sua particolare luce e sarà sicuramente assai piacevole, leggere le mille sfaccettature e la vostra personalissima accezione del Natale lariano.
Inviate le vostre poesie riguardanti il Natale, ambientate nel nostro territorio. Saranno accolte e compariranno in un nuovissimo spazio web, completamente dedicato al "nostro" Natale lariano.
...Se anche voi siete d'accordo... allora... proviamoci...!
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venerdì 9 ottobre 2009
La barca
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La barca legata al molo,
priva di guida e di vita,
danza e traballa sulle onde
scosse dal vento nel lago,
mentre una pioggia battente
sferza impietosa il suo legno
e crea infinite bolle
sull’acqua inquieta e ingrigita.
Lontano è il sole d’estate
e le foglie del gran faggio
giacciono a terra ingiallite,
spente da un tempo che passa
per tutti inesorabile
lasciando solo rimpianti.
priva di guida e di vita,
danza e traballa sulle onde
scosse dal vento nel lago,
mentre una pioggia battente
sferza impietosa il suo legno
e crea infinite bolle
sull’acqua inquieta e ingrigita.
Lontano è il sole d’estate
e le foglie del gran faggio
giacciono a terra ingiallite,
spente da un tempo che passa
per tutti inesorabile
lasciando solo rimpianti.
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da Emilio Montorfano - (Milano)
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venerdì 2 ottobre 2009
La magia del lagh
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El passa el teved del sô
tra i ram del glicin fiorii
intanta che l’acqua quiètta
la sòna ona musica dolza.
In su la bianca tovaja
del ristorant in riva al lagh
a foo, timid, di disegn
cont i freguj del pan.
Ghe vòj in del biccer
on poo de vin bianch fresch,
pian pian ghe ciappi la man
e cominci a cicciarà.
El sò “si” voraria sentì
per fà insèma la stessa strada,
ma in di dent a la topicca
quella fras inscì scuntada.
Dai campann de la gesètta,
riflessa in del spècc celèst,
se sent a batt i or,
e on gabbian se leva in vol.
Passa a svelta el temp amis,
se alternen ridad e sguard
in quella magica armonia
de gioeugh d’acqua e de color.
El dòpdisnaa ormai el ghe fassa,
ghe foo la domanda con la vos che trèma,
el sò “si” el me impieniss el coeur
e ona vitta cominciaremm insèma.
In su l’acqua, intanta, du germanòtt
se pòsen con eleganza:
tutt e dùu je vardom
e l’amor la balla intorna a nunch.
da Renato Baroni – (Bovisio Masciago - MB)
tra i ram del glicin fiorii
intanta che l’acqua quiètta
la sòna ona musica dolza.
In su la bianca tovaja
del ristorant in riva al lagh
a foo, timid, di disegn
cont i freguj del pan.
Ghe vòj in del biccer
on poo de vin bianch fresch,
pian pian ghe ciappi la man
e cominci a cicciarà.
El sò “si” voraria sentì
per fà insèma la stessa strada,
ma in di dent a la topicca
quella fras inscì scuntada.
Dai campann de la gesètta,
riflessa in del spècc celèst,
se sent a batt i or,
e on gabbian se leva in vol.
Passa a svelta el temp amis,
se alternen ridad e sguard
in quella magica armonia
de gioeugh d’acqua e de color.
El dòpdisnaa ormai el ghe fassa,
ghe foo la domanda con la vos che trèma,
el sò “si” el me impieniss el coeur
e ona vitta cominciaremm insèma.
In su l’acqua, intanta, du germanòtt
se pòsen con eleganza:
tutt e dùu je vardom
e l’amor la balla intorna a nunch.
da Renato Baroni – (Bovisio Masciago - MB)
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- Per chi non fosse lariano... ecco la versione in lingua italiana:
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"L'INCANTESIMO DEL LAGO"
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Filtra il tepore del sole/ tra i rami del glicine fiorito/ mentre l'acqua quieta/ suona una dolce melodia.Sulla bianca tovaglia/ del ristorante in riva al lago/ faccio, timido, disegni/ con briciole di pane.Le verso nel bicchiere/ Un po' di vino bianco fresco,/ piano piano le prendo la mano/ e comincio a chiacchierare.Il suo "si" vorrei sentire/ per intraprendere insieme la stessa strada,/ ma inciampa nei denti/ quella frase ormai scontata.Le campane della chiesetta,/ riflessa nell'azzurro specchio,/ battono i rintocchi/ e un gabbiano stride in voloScorre in fretta il tempo dolce,/ si alternano sguardi e risa/ in quel magico intrigo/ di colori e giochi d'acqua.Nel meriggio che ormai ci avvolge,/ tremante la domanda pongo;/ il suo "sì" mi allieta l'animo,/ una vita insieme inizierà.Sull'acqua, intanto, due germani/ si posano con grazia:/ entrambi li guardiamo/ e l'amore danza intorno a noi. (da Renato Baroni – Bovisio Masciago - MB)
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martedì 22 settembre 2009
Pensieri sulla riva del lago
sabato 12 settembre 2009
Sera d'agosto
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Torrido è stato il giorno
e, sul far della notte,
sto sotto il grande albero
presso il quieto ruscello
con una luna rossa
come sangue e sfocata
da un velo di foschia.
La vecchia bicocca,
che qui sorge sul greto
del lago rabbuiato
è un castello incantato
con le tegole rotte
del suo tetto cadente.
A rompere il silenzio,
c’è solamente il vento
ancor caldo di sole.
Tutto sembra svanire
lentamente nel tempo
come ogni cosa intorno,
che nasce, vive e muore.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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Torrido è stato il giorno
e, sul far della notte,
sto sotto il grande albero
presso il quieto ruscello
con una luna rossa
come sangue e sfocata
da un velo di foschia.
La vecchia bicocca,
che qui sorge sul greto
del lago rabbuiato
è un castello incantato
con le tegole rotte
del suo tetto cadente.
A rompere il silenzio,
c’è solamente il vento
ancor caldo di sole.
Tutto sembra svanire
lentamente nel tempo
come ogni cosa intorno,
che nasce, vive e muore.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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mercoledì 9 settembre 2009
Lago e cielo
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Oggi non azzurreggia il lago,
solo bagliori plumbei e lunghe striature,
come nervi tesi, a fior di pelle.
Forse pioverà…
Solo nel pensiero rive assolate,
solo nel pensiero i luminosi azzurri dell’estate.
Il cielo oggi pare proprio maldisposto.
Ma ecco, all’improvviso, un alito di vento
riporta profumi antichi che pronta riconosco.
Olea fragrans e frutta che matura.
Annega la malinconia. Sull’onda grigia,
ancora una volta, trionfa la Natura.
da Rosa Maria Corti - (Lenno - CO)
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Oggi non azzurreggia il lago,
solo bagliori plumbei e lunghe striature,
come nervi tesi, a fior di pelle.
Forse pioverà…
Solo nel pensiero rive assolate,
solo nel pensiero i luminosi azzurri dell’estate.
Il cielo oggi pare proprio maldisposto.
Ma ecco, all’improvviso, un alito di vento
riporta profumi antichi che pronta riconosco.
Olea fragrans e frutta che matura.
Annega la malinconia. Sull’onda grigia,
ancora una volta, trionfa la Natura.
da Rosa Maria Corti - (Lenno - CO)
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sabato 5 settembre 2009
Frescura
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fotografia: Franco A. Cavalleri
Ave, fresca brezza
d questa mattina,
che snebbi la mente
dai grevi persieri
lasciati dal buio
della scorsa notte,
densa di immagini
di inquieti ricordi.
È bello sentirti
amica sul viso,.
sfiorarmi la pelle
con dolci carezze.
Da dove provieni,
balsamica amica,
che porti il profumo
dei boschi e dei fiori
delle care valli
che fan da corona
a questo mio lago?
Hai fiato leggero,.
un tocco di piuma
com’eran le dita
care di mia madre
quando al mio risveglio
con un velo d’acqua
mi aprivano gli occhi
per il nuovo giorno.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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fotografia: Franco A. CavalleriAve, fresca brezza
d questa mattina,
che snebbi la mente
dai grevi persieri
lasciati dal buio
della scorsa notte,
densa di immagini
di inquieti ricordi.
È bello sentirti
amica sul viso,.
sfiorarmi la pelle
con dolci carezze.
Da dove provieni,
balsamica amica,
che porti il profumo
dei boschi e dei fiori
delle care valli
che fan da corona
a questo mio lago?
Hai fiato leggero,.
un tocco di piuma
com’eran le dita
care di mia madre
quando al mio risveglio
con un velo d’acqua
mi aprivano gli occhi
per il nuovo giorno.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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domenica 30 agosto 2009
COMO - PAROLARIO 2009

In concomitanza con la
"FIERA DEL LIBRO"
dal 29 agosto al 13 settembre 2009,
si svolgerà la nona edizione di PAROLARIO
(clicca per consultare il programma)
Tema conduttore di questa edizione:
"IL VIAGGIO".
Un viaggio lungo sedici giorni, rimanendo sempre seduti in riva al Lago di Como.
La novità di quest’anno è la collaborazione con la città di Cantù che in parallelo al calendario comasco ha organizzato diversi eventi.
larioinpoesia propone alla vostra attenzione l'appuntamento di
giovedì 3 settembre, ore 16.00:
"FRA NAADAM E INTERNET - LA MONGOLIA NEL 21° SECOLO"
Alessio Brunialti introduce e dialoga con l'autore:
Franco Alessandro Cavalleri
Il libro si propone di uscire dagli stereotipi turistici dei grandi spazi, dei silenzi, dell’avventura comunemente utilizzati e pubblicizzati, per mostrare la faccia vera della vita quotidiana di un paese a cui l’Europa e gli Europei, senza saperlo, devono molto.
n.d.r. AGGIORNAMENTO
immagini della presentazione svoltasi il 3 settembre a Parolario:


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sabato 22 agosto 2009
Il lago dal balcone
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Le ombre scivolano vive e
s’alternano con chiazze di luce
sulle rive del lago.
Le barche ancorate riposano e
si muovono come l’altalena
in armonia con i ritmi segreti dell’onda.
I moli riflettono nelle acque specchiate
una realtà fittizia e caduca.
Momenti di caldo e di fresco
s’alternano ad altri
di sereno e di tempesta,
i lampi di fulmine come dardi epifanici
sul nero abissale.
La notte dal balcone
le città lontane con le luci intermittenti
come alberi di natale.
Le barche a vela come di carta
minuscole,
cigni di origami o gabbiani che galleggiano?,
si muovono al soffio
di un bambino invisibile
e le torri intorno,
matite che segnano le ore
su una lavagna celeste.
da Patrick Sammut - (Malta)
(blog personale dell'autore: PJS.Sammut)
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Le ombre scivolano vive e
s’alternano con chiazze di luce
sulle rive del lago.
Le barche ancorate riposano e
si muovono come l’altalena
in armonia con i ritmi segreti dell’onda.
I moli riflettono nelle acque specchiate
una realtà fittizia e caduca.
Momenti di caldo e di fresco
s’alternano ad altri
di sereno e di tempesta,
i lampi di fulmine come dardi epifanici
sul nero abissale.
La notte dal balcone
le città lontane con le luci intermittenti
come alberi di natale.
Le barche a vela come di carta
minuscole,
cigni di origami o gabbiani che galleggiano?,
si muovono al soffio
di un bambino invisibile
e le torri intorno,
matite che segnano le ore
su una lavagna celeste.
da Patrick Sammut - (Malta)
(blog personale dell'autore: PJS.Sammut)
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venerdì 21 agosto 2009
Al mio ritorno
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fotografia: Franco A. Cavalleri
Il lago è ancora più bello,
al mio ritorno si è fatto più bello.
Sorridono gli occhi,
riconoscente la pelle
accetta la carezza del vento
che riporta noti sentori.
Quest’azzurrità è il mio mondo,
qui s’intrecciano sogni
che profumano di rose e viole,
qui raccolgo a piene mani
frammenti di pura bellezza.
Presto giungerà il tempo silenzioso,
si spegnerà lo stridio della cicala,
s’involeranno le rondini
verso azzurre lontananze.
Il segreto è conservare negli occhi
la luce di un giorno in cui,
anche per un solo attimo,
si è stati felici, si è sentito
che si poteva essere felici.
da Rosa Maria Corti - (Lenno - CO)
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fotografia: Franco A. Cavalleri Il lago è ancora più bello,
al mio ritorno si è fatto più bello.
Sorridono gli occhi,
riconoscente la pelle
accetta la carezza del vento
che riporta noti sentori.
Quest’azzurrità è il mio mondo,
qui s’intrecciano sogni
che profumano di rose e viole,
qui raccolgo a piene mani
frammenti di pura bellezza.
Presto giungerà il tempo silenzioso,
si spegnerà lo stridio della cicala,
s’involeranno le rondini
verso azzurre lontananze.
Il segreto è conservare negli occhi
la luce di un giorno in cui,
anche per un solo attimo,
si è stati felici, si è sentito
che si poteva essere felici.
da Rosa Maria Corti - (Lenno - CO)
.
Sguardo dall'alto
.

Una minuscola umanità
numerosa come formiche
si bagna nelle acque
unguento del lago eterno...
Una piccola umanità
senza attimi di riposo
all’ombra dei verdi pendii
e i tetti rossi
scacchiera sulla quale si segna
il nostro destino
a nostra insaputa.
Le ruote dei ciclisti,
che guardano avanti, in tanti,
girano e girano
fino allo stordimento estremo.
Le nicchie e le piccole chiese
si nascondono negli angoli e negli anfratti
della montagna
e offrono una forza illusoria
all’umanità cascata
che un giorno si ricongiungerà
con il lago rappacificante.
Il vento porta dall’alto
i suoni dei campanellini delle capre
pascolanti
e lo sguardo riposa sulle
cime appuntite
macchiate dalle nevi
sopravissute al caldo estivo.
da Patrick Sammut - (Malta)
(blog personale dell'autore: PJS.Sammut)
.
Una minuscola umanità
numerosa come formiche
si bagna nelle acque
unguento del lago eterno...
Una piccola umanità
senza attimi di riposo
all’ombra dei verdi pendii
e i tetti rossi
scacchiera sulla quale si segna
il nostro destino
a nostra insaputa.
Le ruote dei ciclisti,
che guardano avanti, in tanti,
girano e girano
fino allo stordimento estremo.
Le nicchie e le piccole chiese
si nascondono negli angoli e negli anfratti
della montagna
e offrono una forza illusoria
all’umanità cascata
che un giorno si ricongiungerà
con il lago rappacificante.
Il vento porta dall’alto
i suoni dei campanellini delle capre
pascolanti
e lo sguardo riposa sulle
cime appuntite
macchiate dalle nevi
sopravissute al caldo estivo.
da Patrick Sammut - (Malta)
(blog personale dell'autore: PJS.Sammut)
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mercoledì 5 agosto 2009
Agosto
.

Eri distesa a goderti il bel sole
sulla spiaggetta romita e segreta
sopra il tuo grande asciugamano rosso,
con i capelli sparsi attorno al capo
e gli occhi chiusi di fronte alla vampa.
segnati dalle lunghe ciglia scure.
La bocca tumida e color di rosa
lasciava trasparire tra le labbra
i denti bianchi in un sorriso lieve
Di tanto in tanto, alzando la tua mano,
facevi solecchio per vedere me
in un lampo affettuoso e sorridente
di grandi iridi verdi smeraldine.
I miei sguardi seguivano il disegno
delle rotonde e levigate spalle.
della dolcezza ardita del tuo petto,
del ventre con qualcosa d’infantile
e delle ginocchia come scolpite
dall’abili mani di un grande artista.
I tuoi piedi posavano sui ciottoli
tondi e levigati della battigia
in un vai e vieni d’acqua e di spuma
sulla tua pelle fino alla caviglia.
Spesso negli anni, tu mi sei tornata
in mente come in quel giorno felice
e anche mi son chiesto come fossi ora,
ma poi guardando me che porto i segni
degli anni trascorsi da quel mattino
penso che, purtroppo, in quell’immagine,
che bella mi persiste dentro il cuore,
soltanto quello ch’è rimasto uguale
è l’onda che dilava il ciottolato,
il sole che riscalda la caletta
e il piccolo, discreto angolino
dove i rami frondosi d’un castagno,
che si protendon grevi verso il lago,
creano il piacere d’un’ombra quieta.
da Emilio Montorfano - (Milano)
.

Eri distesa a goderti il bel sole
sulla spiaggetta romita e segreta
sopra il tuo grande asciugamano rosso,
con i capelli sparsi attorno al capo
e gli occhi chiusi di fronte alla vampa.
segnati dalle lunghe ciglia scure.
La bocca tumida e color di rosa
lasciava trasparire tra le labbra
i denti bianchi in un sorriso lieve
Di tanto in tanto, alzando la tua mano,
facevi solecchio per vedere me
in un lampo affettuoso e sorridente
di grandi iridi verdi smeraldine.
I miei sguardi seguivano il disegno
delle rotonde e levigate spalle.
della dolcezza ardita del tuo petto,
del ventre con qualcosa d’infantile
e delle ginocchia come scolpite
dall’abili mani di un grande artista.
I tuoi piedi posavano sui ciottoli
tondi e levigati della battigia
in un vai e vieni d’acqua e di spuma
sulla tua pelle fino alla caviglia.
Spesso negli anni, tu mi sei tornata
in mente come in quel giorno felice
e anche mi son chiesto come fossi ora,
ma poi guardando me che porto i segni
degli anni trascorsi da quel mattino
penso che, purtroppo, in quell’immagine,
che bella mi persiste dentro il cuore,
soltanto quello ch’è rimasto uguale
è l’onda che dilava il ciottolato,
il sole che riscalda la caletta
e il piccolo, discreto angolino
dove i rami frondosi d’un castagno,
che si protendon grevi verso il lago,
creano il piacere d’un’ombra quieta.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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lunedì 3 agosto 2009
Vellutate acque
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Vellutate acque
che silenziose e tremanti
bagnate le montagne azzurre e mute
un raggio d'argento vi taglia,
e mille luci sguizzano dal profondo.
Prende il cielo un pensiero,
un’altro lo affogo nella mano
e affondo il cuore in questa lingua di lago.
Riposa l'isola Comacina
vestita dell'acerbo marzo pungente,
riposa il gabbiano sul gozzo
nella quiete struggente e
ad un tratto dall'acqua un boato:
e vidi galleggiar la luna.
da Filippo Baglini - (Londra)
(direttore del giornale www.italoeuropeo.it)

Vellutate acque
che silenziose e tremanti
bagnate le montagne azzurre e mute
un raggio d'argento vi taglia,
e mille luci sguizzano dal profondo.
Prende il cielo un pensiero,
un’altro lo affogo nella mano
e affondo il cuore in questa lingua di lago.
Riposa l'isola Comacina
vestita dell'acerbo marzo pungente,
riposa il gabbiano sul gozzo
nella quiete struggente e
ad un tratto dall'acqua un boato:
e vidi galleggiar la luna.
da Filippo Baglini - (Londra)
(direttore del giornale www.italoeuropeo.it)
sabato 1 agosto 2009
Sul far della sera
.

È vero! Forse perché rassomigli
a quella foscoliana “fatal quiete”,
tu inviti serena a chiudere gli occhi,
spegnendo nel cielo la luce, o sera.
Cancelli i vivi colori del mondo,
piano incupisci il bel verde dei boschi,
riempi di buio gli anfratti dei monti
e tingi d’ardesia le acque del lago,
raggrumi nell’ombra le case mute
dei villaggi cresciuti sulle rive,
mentre dovunque la natura tace.
L’ultima falda di luce si spegne
come una palpebra viola che cala
sul profilo chiaro dell’orizzonte
e anch’io, nell’aria che discolora,
ho tanta voglia di lasciarmi andare.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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È vero! Forse perché rassomigli
a quella foscoliana “fatal quiete”,
tu inviti serena a chiudere gli occhi,
spegnendo nel cielo la luce, o sera.
Cancelli i vivi colori del mondo,
piano incupisci il bel verde dei boschi,
riempi di buio gli anfratti dei monti
e tingi d’ardesia le acque del lago,
raggrumi nell’ombra le case mute
dei villaggi cresciuti sulle rive,
mentre dovunque la natura tace.
L’ultima falda di luce si spegne
come una palpebra viola che cala
sul profilo chiaro dell’orizzonte
e anch’io, nell’aria che discolora,
ho tanta voglia di lasciarmi andare.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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Beccheggio
.

Beccheggia la gondola
lenta e senza una guida
lasciandosi portare
dalla spinta dell’onde
piano, verso la riva.
La sua chiglia è una culla,
che dondola, che ninna,
mentre un sole scarlatto
bacia ormai l’orizzonte
e già sta per sparire.
Sopra di me disteso,
dense nuvole chiare
hanno figure strane
inquiete e mutabili
silenziose e mobili.
Una voglia di sonno,
di rinchiudere gli occhi
è un invito a sognare,
ad andare lontano
risalendo nel tempo
a vedermi com’ero.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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Beccheggia la gondola
lenta e senza una guida
lasciandosi portare
dalla spinta dell’onde
piano, verso la riva.
La sua chiglia è una culla,
che dondola, che ninna,
mentre un sole scarlatto
bacia ormai l’orizzonte
e già sta per sparire.
Sopra di me disteso,
dense nuvole chiare
hanno figure strane
inquiete e mutabili
silenziose e mobili.
Una voglia di sonno,
di rinchiudere gli occhi
è un invito a sognare,
ad andare lontano
risalendo nel tempo
a vedermi com’ero.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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La mia vecchia casa...
.

Non guardatemi curiosi
se mi scendono lacrime
dagli occhi fissi alla casa,
che, per anni, è stata il nido
caldo dove sono cresciuto.
Non guardatemi curiosi,
non guardate il vagabondo
che oggi alla fine è tornato
e guarda porte e finestre
ormai per sempre rinchiuse
e le quali già da tempo
non rispondono al bussare.
Non guardatemi curiosi
ché non capireste il pianto
di chi ora non ritrova
la vita cara d’un tempo,
con la sua gente, le voci,
i fiori e il lucente sole
che rideva nel roseto.
Non guardatemi curiosi
perché mi è stato rubato
qualcosa ch’era la vita.
Adesso intorno a me piove
e anche i miei occhi piangono.
da Emilio Montorfano - (Milano)
.

Non guardatemi curiosi
se mi scendono lacrime
dagli occhi fissi alla casa,
che, per anni, è stata il nido
caldo dove sono cresciuto.
Non guardatemi curiosi,
non guardate il vagabondo
che oggi alla fine è tornato
e guarda porte e finestre
ormai per sempre rinchiuse
e le quali già da tempo
non rispondono al bussare.
Non guardatemi curiosi
ché non capireste il pianto
di chi ora non ritrova
la vita cara d’un tempo,
con la sua gente, le voci,
i fiori e il lucente sole
che rideva nel roseto.
Non guardatemi curiosi
perché mi è stato rubato
qualcosa ch’era la vita.
Adesso intorno a me piove
e anche i miei occhi piangono.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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domenica 26 luglio 2009
Villa Carlotta
.
"Amore e Psiche" di Antonio Canova - copia di Adamo Tadolini in marmo di Carrara, 1819-1824 - Villa Carlotta, Tremezzo (CO)
Oggi mi appari
tra siepi fiorite
di mille colori,
la brezza del lago
ne esalta il profumo
ed i sensi stordisce,
più bella di Psiche,
un bacio furtivo
riporta il mio sogno
tra nuvole rosa
al tramonto sul lago.
(Dedicata a Rosaria).
da Piero Pizzi - (Lecco)
.
"Amore e Psiche" di Antonio Canova - copia di Adamo Tadolini in marmo di Carrara, 1819-1824 - Villa Carlotta, Tremezzo (CO)Oggi mi appari
tra siepi fiorite
di mille colori,
la brezza del lago
ne esalta il profumo
ed i sensi stordisce,
più bella di Psiche,
un bacio furtivo
riporta il mio sogno
tra nuvole rosa
al tramonto sul lago.
(Dedicata a Rosaria).
da Piero Pizzi - (Lecco)
.
Il lago racconta
.

Dalla riva,
avvolta nel sudario della sera,
affondo gli occhi nell’acqua del lago
silenzioso,
che la brezza fa ondeggiare.
Non ho storie da ricordare
(non voglio ricordare),
è lui che mi racconta:
storie d’amore,
confondendo la realtà con la leggenda;
i segreti della montagna, che
con i suoi contorni di roccia,
civettuola,
si specchia nelle sue limpide acque;
i voli armoniosi degli aironi
che gli carezzano il viso;
la vita che ferve lungo i suoi fianchi
e quando gioca a “nascondino”
con la nebbia che si veste di malia.
E racconta…
La brezza, dolcemente, lo culla
e lui, farfugliando s’addormenta.
Ondeggianti righe
sorridono sull’acqua.
da Giovanni De Simone - (Traona - SO)
.

Dalla riva,
avvolta nel sudario della sera,
affondo gli occhi nell’acqua del lago
silenzioso,
che la brezza fa ondeggiare.
Non ho storie da ricordare
(non voglio ricordare),
è lui che mi racconta:
storie d’amore,
confondendo la realtà con la leggenda;
i segreti della montagna, che
con i suoi contorni di roccia,
civettuola,
si specchia nelle sue limpide acque;
i voli armoniosi degli aironi
che gli carezzano il viso;
la vita che ferve lungo i suoi fianchi
e quando gioca a “nascondino”
con la nebbia che si veste di malia.
E racconta…
La brezza, dolcemente, lo culla
e lui, farfugliando s’addormenta.
Ondeggianti righe
sorridono sull’acqua.
da Giovanni De Simone - (Traona - SO)
.
La spiaggetta
.

Il lago ha scavato un’insenatura
breve e angusta tra pietre tondeggianti
che delimitano una lingua d’acqua
celeste, profonda e cristallina
in una piccola spiaggia sassosa.
I grandi rami di un bosco scosceso
si allargano e inchinano a dare ombra
a cespi spinosi di rosa canina
invasi da campanule bianche.
Lì mi portava mio padre remando
su una leggera imbarcazione azzurra
per mostrarmi quel luogo fuor dal tempo
dove sentir lo spirito del lago
in una letizia fatta di niente.
Anni dopo, in un meriggio di festa,
sono tornato alla spiaggetta ascosa
portando sulla barca una ragazza
da pochi giorni appena conosciuta
Tutto era rimasto nel tempo uguale:
il rovo col convolvolo invadente,
il cobalto di quel cielo profondo,
l’acqua tersa fino alla trasparenza,
le farfalle che chiudevano le ali
posandosi leggere sui petali
nella bellezza effimera dell’estate
e al canto del cuculo solitario..
Lei aveva belle spalle tornite,
pelle bruna per il sole d’agosto,
neri i capelli e gli occhi acquamarina.
Vi fu solo un bacio ch’era già un addio
con lei che stava già per ripartire,
poi, dolcemente, un ritorno sereno
con lucidi fiocchi di bianca spuma
sulla prua della barca e alle pale
rosse dei remi in moto tra le onde.
E ora mi chiedo se quella spiaggia
sia ancora là, celata dal mio lago,
con tutti quei ricordi che racchiude.
da Emilio Montorfano - (Milano)
.

Il lago ha scavato un’insenatura
breve e angusta tra pietre tondeggianti
che delimitano una lingua d’acqua
celeste, profonda e cristallina
in una piccola spiaggia sassosa.
I grandi rami di un bosco scosceso
si allargano e inchinano a dare ombra
a cespi spinosi di rosa canina
invasi da campanule bianche.
Lì mi portava mio padre remando
su una leggera imbarcazione azzurra
per mostrarmi quel luogo fuor dal tempo
dove sentir lo spirito del lago
in una letizia fatta di niente.
Anni dopo, in un meriggio di festa,
sono tornato alla spiaggetta ascosa
portando sulla barca una ragazza
da pochi giorni appena conosciuta
Tutto era rimasto nel tempo uguale:
il rovo col convolvolo invadente,
il cobalto di quel cielo profondo,
l’acqua tersa fino alla trasparenza,
le farfalle che chiudevano le ali
posandosi leggere sui petali
nella bellezza effimera dell’estate
e al canto del cuculo solitario..
Lei aveva belle spalle tornite,
pelle bruna per il sole d’agosto,
neri i capelli e gli occhi acquamarina.
Vi fu solo un bacio ch’era già un addio
con lei che stava già per ripartire,
poi, dolcemente, un ritorno sereno
con lucidi fiocchi di bianca spuma
sulla prua della barca e alle pale
rosse dei remi in moto tra le onde.
E ora mi chiedo se quella spiaggia
sia ancora là, celata dal mio lago,
con tutti quei ricordi che racchiude.
da Emilio Montorfano - (Milano)
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